A Monte San Giovanni Campano ( forse Italia ) il gestore del servizio idrico integrato sembra aver adottato un nuovo modello gestionale: l’arbitrio permanente.
Dichiara il razionamento idrico per Colli e Anitrella, ma poi chiude l’acqua nel Capoluogo, ogni notte, dalle 22.00 alle 05.00, come se fosse una sua concessione personale decidere chi si deve lavare e chi no.
Un’azienda che proclama impegni per la “sostenibilità” ma interrompe la fornitura idrica a suo piacimento, senza comunicazioni preventive e senza motivazioni tecniche verificabili sta costruendo una narrazione diversamente vera , utile solo a coprire inefficienze, cattiva gestione o scelte arbitrarie.
Questa condotta rientra nel greenwashing:
si invoca l'uso sostenibile della risorsa idrica come scudo comunicativo;
si occulta la realtà operativa, fatta di impianti colabrodo e razionamenti;
si scarica la responsabilità sugli utenti, presentando le chiusure come “necessarie”, “ manovre tecniche”, “per il bene della risorsa”.
In realtà, la sostenibilità non è mai arbitrio: è pianificazione, trasparenza, comunicazione e responsabilità.
Nel frattempo, le perdite restano lì, a cielo aperto.
Una in particolare — via Valle, davanti all’Ufficio Postale del Capoluogo di Monte San Giovanni Campano — sversa acqua direttamente nel tombino fognario, trasformando un bene pubblico in un flusso sprecato che poi verrà fatto pagare agli utenti.
Una scena che basterebbe da sola a definire il livello di cura del territorio: zero.
Questa non è gestione.
Questa è anarchia , è arroganza operativa, è interruzione di pubblico servizio.
E tutto ciò avviene mentre ai cittadini arrivano bollette degne di Creso, come se l’acqua fosse un lusso e non un diritto essenziale.
Monte San Giovanni Campano merita rispetto, non improvvisazione.
I cittadini meritano trasparenza, non razionamenti a sorpresa.
La legalità merita applicazione, non deroghe creative.

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