Il sole lavora sui pannelli fotovoltaici, il vento fa girare le pale eoliche, gli impianti fanno esattamente ciò per cui sono stati costruiti: produrre energia pulita. Ma è proprio qui che la transizione energetica mostra il suo lato meno fotogenico: reti elettriche ferme al passato, accumuli insufficienti, consumi poco flessibili.
Il risultato ha un nome tecnico — overgeneration — e un effetto molto
concreto: troppa energia prodotta nello stesso momento rispetto alla capacità
della rete di utilizzarla o trasportarla.
L’overgeneration si manifesta soprattutto nelle
ore centrali della giornata, quando il fotovoltaico spinge al massimo
mentre i consumi restano ancorati alle abitudini di sempre.
Quando:
- manca
domanda
- la rete è
congestionata
- gli
accumuli sono pieni o insufficienti
una parte dell’energia rinnovabile viene tagliata.
Quel taglio ha un nome elegante: curtailment.
Significa chiedere a un impianto rinnovabile di produrre meno di quanto
potrebbe, per evitare squilibri. È una misura necessaria per la stabilità della
rete, ma quando diventa frequente racconta un’altra storia che è a due veòlocità: la produzione
corre, il sistema che dovrebbe assorbirla no.
Prezzi
negativi: il paradosso della festa che non è una festa
Da questo squilibrio nasce un fenomeno che fa
notizia: i prezzi dell’elettricità sotto zero. In alcune ore i
produttori arrivano a pagare pur di immettere energia sul mercato. Da
fuori sembra un trionfo: energia quasi regalata. Dentro il sistema è un segnale
di stress
Dal 2020 la produzione fotovoltaica europea è
aumentata di oltre 115%, e l’ondata di energia nelle ore più soleggiate
sta già cambiando il funzionamento dei mercati.
Nel 2025 eolico e solare hanno generato il 30%
dell’elettricità dell’Unione europea, superando per la prima volta le fonti
fossili (29%). Le rinnovabili nel complesso hanno coperto quasi metà della
produzione elettrica europea.
Un traguardo storico, che però mette in luce un
limite: la rete europea non è stata progettata per questo ritmo di crescita.
Nel 2025 il fotovoltaico italiano ha raggiunto 44,3
TWh, in crescita costante. Le rinnovabili hanno coperto il 41% della
domanda elettrica nazionale, mentre i consumi sono rimasti praticamente
fermi a 311,3 TWh. La capacità di accumulo è salita a quasi 18 GW,
ma non basta.
L’Italia produce sempre più chilowattora puliti,
ma:
- gli allacci
sono lenti
- le dorsali
elettriche non sono state adeguate
- la domanda
è poco flessibile
- la pianificazione
territoriale è insufficiente
L’overgeneration non riguarda solo i grandi impianti ma anche:
- balconi
fotovoltaici
- tetti
domestici
- condomini
e comunità energetiche
- batterie
domestiche
- pompe di
calore
- auto
elettriche parcheggiate per ore, potenziali accumulatori mobili
La transizione energetica, ormai, non è più solo “produrre
energia pulita”, ma gestirla, spostarla, accumularla, consumarla
nei momenti giusti.
Non abbiamo installato troppi impianti di produzione per l'energia pulita
Abbiamo investito troppo poco in tutto il
resto.
- Troppi
pochi accumuli
- Troppe
poche linee adeguate
- Troppa
poca flessibilità nella domanda
- Troppa
poca pianificazione
I pannelli producono quando c’è il sole, non
quando il mercato lo desidera. L’energia pulita c’è — sempre di più. Il lavoro
da fare adesso è smettere di trattarla come una sorpresa e costruire un
sistema capace di valorizzarla.
